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Oggi partiamo da una domanda (anche se normalmente non si fa): concluso il contratto le parti contraenti sono vincolate “a vita”? Si dica subito che la risposta è negativa.

 

Il contratto, infatti, può venir meno sia perché è intervenuta l’Autorità Giudiziaria sul punto sia perché è lo stesso codice civile che ha previsto delle situazioni al verificarsi delle quali ha stabilito che l’accordo concluso non possa proseguire.

 

A questo punto sorge un’altra domanda: quali sono i casi in cui il codice civile stabilisce dette situazioni?

 

Ecco la risposta: l’ipotesi di clausola risolutiva espressa (art. 1456 cc), di diffida ad adempiere (art. 1454 cc) del termine essenziale (art. 1457 cc).

 

Oggi in particolare ci si soffermerà sulla prima.

 

La clausola risolutiva è definita dal codice civile all’articolo 1456 cc che così dispone “

1) "I contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite.

2) In questo caso, la risoluzione si verifica di diritto quando la parte interessata dichiara all'altra che intende valersi della clausola risolutiva."

 

La clausola, è quindi, come dice il nome, una disposizione aggiuntiva a mezzo della quale le parti hanno voluto espressamente considerare che il contratto che hanno concluso deve intendersi risolto, ossia venuto meno, nel caso in cui un determinato e specificato impegno espressamente indicato non venga adempiuto dalle parti.

 

Tuttavia si segnala che non è sufficiente che la clausola sia solo contenuta e prevista nel testo contrattuale perché essa realizzi i suoi effetti, ma è la parte non inadempiente che deve scegliere se, verificato il suo mancato esatto adempimento, vuole attendere comunque l’adempimento (che sarà in ogni caso tardivo) o comunicare di voler avvalersi della clausola risolutiva. In tale ultima ipotesi la comunicazione costituisce la cd condicio iuris.

 

Alla luce di quanto sopra si potrebbe quindi dire che l’inserimento di questa clausola permetterebbe alle parti, in caso in inadempimento di una delle due, di inviare una semplice comunicazione di volersi sciogliere dal vincolo?

 

Invero no. Nel caso in cui tra le parti insorga una lite la parte non inadempiente deve presentarsi dinnanzi all’autorità giudiziaria anche se per ottenere una sentenza cd dichiarativa (e non costitutiva). Il giudice infatti si limita a verificare l’effettiva esistenza dell’inadempimento e la sua imputabilità al debitore e quindi ad accertare che la risoluzione sia già intervenuta. Il giudice non deve giudicare la gravità dell’inadempimento perché in tal senso vi hanno già provveduto le parti inserendo per l’appunto la clausola.

 

La parte adempiente, una volta che ha comunicato di voler avvalersi della clausola risolutiva espressa, può rinunciarvi? Si può farlo.

 

Dalla clausola risolutiva espressa va tenuta distinta la condizione risolutiva avente ad oggetto l’inadempimento di una delle parti rispetto ad una delle obbligazioni previste nel contratto.

 

L’effetto risolutivo si verificherebbe al solo verificarsi della condizione (a prescindere da qualsiasi comunicazione) e quindi senza possibilità di evitare l’effetto risolutivo.

 

Ma non solo. L’effetto retroattivo che accompagna la condizione risolutiva ha effetti anche nei confronti dei terzi, mentre la retroattività della clausola risolutiva è solo tra le parti.

 

 

Cosa vuol dire?

 

 

Significa che il contratto si considera come mai concluso.

 

Quindi in futuro le prestazioni non dovranno più essere eseguite e quelle eseguite dovranno essere restituite. Ora se la risoluzione avviene in forza della condizione risolutiva espressa l’effetto restitutorio si propaga anche rispetto ai terzi soggetti, mentre se avviene in forza della clausola esso riguarda solo le parti contraenti.

 

Pertanto è sempre opportuno dettagliare quali siano le obbligazioni la cui violazioni determinano la risoluzione del contratto.

 

Venerdì, 12 Giugno 2020 07:57
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Legale

Avv. Elisa Boreatti laureata nel 2002 in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano ed iscritta all’Albo Speciale degli Avvocati Cassazionisti.