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Fase 2. Si torna a lavorare rispettando i protocolli.

Fase 2. La diffusione del coronavirus ha portato il Governo a pronunciare diversi provvedimenti volti a contrastare la sua diffusione. Tra questi ricordiamo quelli che prevedono il divieto di assembramento, la chiusura dei negozi, dei bar e comunque di tutte quelle attività non considerate essenziali.

 

 

A far data dal 4 maggio però ci saranno le prime “prove di normalità” in quanto è stata prevista la riapertura di alcune attività, tra le quali le agenzie di intermedizione immobiliare. Tuttavia anche questo deve avvenire in maniera consapevole e responsabile in modo tale da tutelare la salute pubblica.

 

Ecco, quindi, che le agenzie immobiliari che apriranno, al pari di quelle considerate essenziali e che sono rimaste aperte sin dall’inizio di questa emergenza, lo potranno fare nel rispetto di determinate misure volte a prevenire la diffusione del virus e la sensibilizzazione delle rispettive “utenze”. Ora una riflessione è d’obbligo.

 

Se l’apertura delle attività si è resa necessaria al fine di garantire ai cittadini i servizi essenziali (quali, ad esempio, l’acquisto di generi di prima necessità) e altrettanto vero che questo fatto ha posto il Governo di fronte ad un altro importante problema: la tutela delle persone che lavorano all’interno dei predetti luoghi.

 

Ecco quindi che per tutelare la salute e la sicurezza dei predetti lavoratori dal possibile contagio e per garantire la salubrità dell’ambiente di lavoro, il Governo il 14 marzo insieme ai sindacati e alle imprese aveva firmato un “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”.

 

Tra queste misure viene chiesto ad imprese e ai lavoratori di prestare attenzione ad esempio ad alcuni aspetti quali: agli aspetti informativi che l’azienda deve fornire sulle disposizioni delle autorità consegnando e/o affiggendo depliants informativi all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali; il fatto che il personale, prima di entrare nella sede di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea.

 

Se questa risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso;

 

L’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago.

 

Successivamente in data 24 aprile us Governo e Parti sociali hanno approvato un nuovo “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” il quale sostituisce il precedente del 14 marzo per tenere conto dei vari provvedimenti nel frattempo emanati dal Governo e delle prime risultanze applicative del Protocollo stesso.

 

Sono stati aggiornati quindi il “Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del Covid-19 nei cantieri”, che costituisce “specificazione di settore” del più generale Protocollo per gli ambienti di lavoro e a sua volta aggiorna il precedente del 19 marzo.

 

Questi protocolli sono l'Allegato 6 (ambienti di lavoro) e l'Allegato 7 (Cantieri) del D.P.C.M. 26/04/2020 (pubblicato nella G.U. 27/04/2020, n. 108).

 

Quali sono le novità introdotte dall’allegato 6?

 

Tra le nuove indicazioni si richiama il fatto che:

 

  • la mancata attuazione del Protocollo, che non assicuri adeguati livelli di protezione, determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza;
  • previsione che l’ ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi debba essere preceduto da una preventiva comunicazione avente ad oggetto la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza;
  • previsione che i detergenti per le mani devono essere accessibili a tutti i lavoratori anche grazie a specifici dispenser collocati in punti facilmente individuabili;
  • previsione che nella declinazione delle misure del Protocollo all’interno dei luoghi di lavoro sulla base del complesso dei rischi valutati e, a partire dalla mappatura delle diverse attività dell’azienda, si adotteranno i DPI idonei, e che per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni, è obbligatorio l’utilizzo di una mascherina chirurgica;
  • necessità del rispetto del distanziamento sociale, anche attraverso una rimodulazione degli spazi di lavoro, compatibilmente con la natura dei processi produttivi e degli spazi aziendali. Nel caso di lavoratori che non necessitano di particolari strumenti e/o attrezzature di lavoro e che possono lavorare da soli, gli stessi potrebbero, per il periodo transitorio, essere posizionati in spazi ricavati ad esempio da uffici inutilizzati, sale riunioni, ecc.

 

Mi sono laureata nel 2002 in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano.
Nel 2006 ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense presso la Corte d’Appello di Milano e nello stesso anno mi sono iscritta all’Albo degli Avvocati di Venezia esercitando in proprio l’attività professionale. Successivamente ho chiesto ed ottenuto l’iscrizione all’Albo degli Avvocati di Milano e ho fondato, insieme al collega Gennaro Colangelo, lo Studio Legale Boreatti Colangelo. Siamo entrambi cassazionisti.

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Venerdì, 01 Maggio 2020 09:00
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